18 agosto 2017

I DISINVOLTI

Chi sono i disinvolti.
Avete presente quelli che:
-vedono la montagna russa piu' spaventevole e gridano contenti: andiamo andiamo andiamo.
-fanno tre figli uno dopo l'altro e dichiarano: fosse per me ne farei dieci.
- hanno molti interessi tra cui fare gli insegnanti di yoga, i cantanti nel coro gospel dell'associazione amici della musica, tenere lezioni di sanscrito, viaggiare zaino in spalla nell'Argentina sud occidentale, andare in bicicletta tutte le mattine, mangiare sano.
- sono naturalmente in forma, in pace con il loro corpo, MAI FATTA UNA DIETA IN VITA MIA, ecco cosa dicono, come se fosse l'affermazione piu' naturale della terra.
- la terapia? no grazie preferisco la meditazione.
- a ventitreanni si laureano, a venticinque primo lavoro, a ventotto comprano casa, a trenta si sposano, a trantadue fanno carriera, a trentaquattro primo figlio, a trentasei secondo figlio.

I disinvolti hanno disgrazie come tutti noi, magari non come le mie, ma non sono immuni dal dolore, come nessun essere sulla terra. Ma dicono che passerà, hanno una misura dell'accettazione pari alla loro capacità di stare al mondo.
I loro sono dolori normali, lutti normali, perdite normali.

Ecco, io vorrei essere disinvolta, invece ecco come è la mia vita ora:
Mi sveglio, ho passato un mese fuori dall'ufficio, lontana dal lavoro, lavoro che mi dà struttura e disciplina e senso in questa mia folle convivenza con la depressione e i due lutti.
Sono stata con mamma, ma prima ho fatto un viaggio stupendo, in cui sono stata tanto male (ve ne parlerò in separata sede), ed ho capito il significato dello stare male in paradiso.
Ma l'ho fatto, sono stata brava, l'ho fatto per Lei, perchè Lei avrebbe voluto e non ha potuto.
Che cliche'.
Penso di poter rientrare a Roma piena di possibilità, nella mia goffaggine e con la voglia di nuove sfide. Sono serena. Ci provo, anche se guardo la foto di Silvia e me da bambine e vorrei morire per vedere se mai potremo stare insieme come allora.
Faccio la valigia, un amico di mamma deve accompagnarmi al pullman, sono carica di provviste, di vestiti da lavare e di amore. 
Mi sento disinvolta.
Ed ecco che per puro caso, l'autista sbaglia completamente strada, per una distrazione passa davanti al luogo dell'incidente. Subito dopo per rimediare, finisce per tornare indietro e passare davanti all'ospedale che mi ha portato via il mio papà, davanti a quell'obitorio in cui la mia vita cambiava per sempre per la seconda volta.
Io divento di pietra. Vorrei morire, vorrei uscire dalla macchina, vorrei gridare, pezzo di cretino, perchè non stai attento, invece resto immobile, muta, impietrita. Crollo dentro come un sacco di patate buttato da un grattacielo. La depressione. Arriva e non se ne va. 

Oggi sono poco disinvolta e molto depressa, non capisco cosa ci faccio ancora qui. 
Questa cazzo di forza si autoriprodurrà o arriverà il momento in cui dirò basta?

La mia vita da non disinvolta e sgangherata non è per nulla facile
Vorrei che almeno fosse bella.